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Il
"Mal di schiena"
(Il problema del
mal di schiena trattato dal Dott. A. Ferella con una pubblicazione sul
sito dell' UDACE)
Tra i disturbi di
tipo professionale, quelli che coinvolgono la colonna dorsale ed i
muscoli ad essa collegata sono tra i più diffusi nel ciclismo,
aumentandone rispetto ad altri sport, l’incidenza.
Il ciclismo proprio per la posizione che si assume sulla bicicletta, può
far sviluppare due fastidiose patologie denominate cervicalgia e
dorsalgia. La loro insorgenza è il risultato di una postura di per sé
poco fisiologica, soprattutto se mantenuta per molte ore.
La colonna cervicale si presenta anatomicamente con una lordosi che, dal
punto di vista meccanico, deve assolvere a diverse
funzioni: sorreggere il capo, mantenere l’orizzontalità dello sguardo
e proteggere strutture importanti quali il midollo spinale e le arterie cerebrali. Viene suddivisa in colonna
cervicale superiore, media e inferiore, dove
l’articolazione osso occipitale (prima vertebra cervicale-atlante-),
svolge unicamente movimenti di flesso-estensione, le
vertebre C1-C2 ( complesso medio ) compaiono nei movimenti di rotazione
pura, mentre nelle porzioni inferiori C2-C7 si
effettuano movimenti combinati, anche di lateralità. Nell’insieme,
sul piano antero-posteriore, la sommatoria del lavoro di ciascuna
vertebra fa ottenere movimenti di antero e retropulsione del capo.
Una posizione particolarmente dannosa, comunemente assunta dai ciclisti,
consiste nell’estensione del complesso superiore del tratto cervicale e, contemporaneamente nella flessione di
quello inferiore ( C2-C7), che, come dimostrato, determina forti tensioni a livello sia delle strutture passive (
capsule, legamenti e dischi), sia di quelle attive ( muscoli della
regione posteriore contratti e muscoli laterali eccessivamente attivi in
contrazione eccentrica), con conseguente dolore.
Il tratto dorsale della colonna vertebrale è composto da dodici
vertebre che, a questo livello, si articolano con le coste, quindi in stretta relazione con la meccanica respiratoria.La curva
dorsale presenta una concavità anteriore fisiologica in cui, per l’orientamento delle faccette articolari, i movimenti di flesso-estensione non sono favoriti, mentre sono molto
facilitati i movimenti di rotazione. Una delle problematiche di maggior
rilievo, soprattutto in età giovanile, è il dorso curvo. E’ la
conseguenza di una postura scorretta persistente, in cui la muscolatura
lunga del dorso non riesce a sostenere la colonna vertebrale per mantenere eretto il busto e che, a lungo andare,
provoca rigidità della muscolatura stessa, retrazione dei legamenti anteriori, contrattura dei muscoli pettorali e,
cronicizzandosi, deformazione dei corpi vertebrali
.
E’ facilmente intuibile come uno sport quale il ciclismo, in cui viene
mantenuta a lungo la medesima posizione, sia causa di
cervico-dorsalgie ricorrenti nel soggetto adulto e di possibili
dimorfismi se praticato in età di sviluppo.
Per quanto riguarda il trattamento, vorrei subito sottolineare come
molti ciclisti, confondano la fase acuta, fastidiosa, dolorifica e
ne curino solo i sintomi senza porre successivamente rimedio attraverso
per esempio la ricerca di un esatto posizionamento sulla
bicicletta e la relativa postura. Affermo ciò, poiché oggi attraverso il
ricorso al trattamento farmacologico, si trovano dei validi rimedi che però, e lo ripeto,
curano solo la fase acuta e non devono diventare di uso
continuativo. Mi riferisco in particolare agli antinfiammatori non
steroidei che soprattutto nella forma farmaceutica dei cerotti transdermici danno un grande beneficio nella fase acuta
dell’algia. Questi cerotti hanno la prerogativa di essere
posizionati in situ, cioè nell’area sovrastante l’area dolorifica
e, grazie alla loro particolare composizione, rilasciano
costantemente nell’arco in genere di 8-10 ore (vanno sostituiti) il
principio attivo che agisce miratamente dando in breve tempo il risultato richiesto. Ricordo che qualora si utilizzasse questo
rimedio, si sconsiglia di fare uso concomitante di altri farmaci della
stessa famiglia degli antinfiammatori, anche se assunti attraverso altre
vie (orale, intramuscolo, supposte), poiché aumenterebbe il
rischio di incappare negli effetti collaterali tipici di tali farmaci e
cioè la gastrolesività.
Un cenno dunque a come intervenire in modo più attento; tale approccio
nelle rachialgie acute, fa largo uso di mezzi fisici e massaggio, mentre
in fase cronica, il ruolo dominante è riservato alla kinesiterapia, che
deve essere programmata e gradualmente attuata
seguendo una precisa progressione insieme al fisioterapista. Si passa
dalla correzione posturale dove si prende coscienza dei vizi di
postura, la mobilizzazione che può essere passiva ( eseguita dal
terapista con
trattamenti manuali che prevedono il rilassamento della muscolatura
contratta o mobilizzazioni passive ), o attiva, la fase di tonificazione
muscolare, alle fasi di rilassamento (lavoro di distensione dei tessuti
retratti per ridurne le tensioni) e riadattamento allo sforzo.
Anche se parrà a tutti ovvio, la cosa importante da non trascurare è
la ricerca della migliore posizione in bicicletta: le
misure del mezzo sono di fondamentale importanza, specialmente se non si
tratta di puro svago e di uscite saltuarie, ma se l’uso che se ne fa
è di tipo amatoriale-professionale. E’ pertanto utile che il mezzo
sia adattato tenendo conto di diversi parametri quali l’altezza del
cavallo, la lunghezza del tronco, il rapporto braccio/avambraccio e
tibia/femore. Se il ciclista affronta uscite di un certo impegno
assumendo una posizione errata sulla bici, non solo non otterrà un
rendimento pari alle sue possibilità, ma incorrerà molto più
facilmente in fastidi alla colonna cervicale, dorsale e lombare e alle articolazioni.
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