|
|
|
 |
|
Il Biellese è ricco di
formaggi, tra i quali il più
noto è la TOMA, a
pasta dura, di latte
vaccino, di antica
tradizione alpina. Viene
prodotta sia con latte
intero (tipo Maccagno), sia
con latte parzialmente
scremato. Anche le tome
delle valli biellesi sono
protette da un marchio
D.O.C. della Regione
Piemonte. Largo come la toma,
ma alto solo due dita, è il
BEDDU, prodotto con
latte scremato e tipico
della zona di Pralungo, che
si consuma fresco o previa
stagionatura sulla paglia.
La produzione di formaggi
freschi si contraddistingue
per la qualità e la varietà
(Sordevolo, ricotta,
tumin), caratteristiche
queste che si ritrovano
anche nei formaggi caprini,
siano essi freschi,
stagionati o variamente
aromatizzati.
|
|
|
|
|
 |
|
I più diffusi sul
territorio sono i "salam
'd l'ula", ossia
conservati sotto grasso,
preparati con carne suina,
sale, pepe e, a volte, vino
rosso. Caratteristici sono
pure i "salam 'd
vaca", cioè di
carne bovina, i "salam
d'asu" con carne di
asino e quelli a base di
carne di capra. Più
localizzata la produzione
dei "salam 'd
patata", in cui
all'impasto vengono aggiunte
patate lessate e poco
sangue, o dalla
"paletta di Coggiola",
un prosciutto di spalla
insaporito con sale e pepe,
insaccato nella vescica e
fatto asciugare all'aria.
Formaggi e salumi sono
reperibili nei negozi
specializzati, nei mercati
settimanali e nelle sagre
paesane.
|
|
|
|
|
|
|
Torcetti,
"paste 'd melia"
(a base di farina di
mais), "turcetùn"
(torcetti di grandi
dimensioni con impasto
meno ricco), sono
ancora prodotti
secondo le ricette
tradizionali da alcune
panetterie (in
particolare ad Andorno,
Pollone e Biella).
Le pasticcerie di
Biella e Cossato
confezionano i CANESTRELLI,
fragranti cialde di
wafer con cioccolato e
nocciole. A Crevacuore
si possono trovare gli
artigianali "canestrej",
cialde al cioccolato
cotte tra le ganasce di
un ferro arroventato e
preparate secondo una
ricetta che risale al
XVII secolo.
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
|
La grande varietà di
fioriture consente di
selezionare una vasta gamma
di mieli: di robinia, di
castagno, di tiglio, di
rododendro, di tarassaco, di
fiori di monte, solo per
citare i più diffusi. Nel
Biellese il miele, oltre ad
essere utilizzato come
dolcificante, viene per
tradizione servito con la
polenta. Nelle sagre e nei
mercati di paese è ancora
possibile reperire la mostarda
di mele e la mostarda
di uva, preparate
concentrando il succo di
frutta con una lunga cottura
(anche più di 12 ore) e
trasformandolo in un denso e
bruno sciroppo, con cui
accompagnare il bollito, il
formaggio fresco, la paletta
o la polenta.
|
|
|
|
|
|
 |
|
|
 |
|
Nel Biellese le risorse
del territorio derivanti da
un'agricoltura poco
redditizia e da una
pastorizia diffusa hanno
inciso profondamente sulla
cucina tradizionale che,
basandosi su pochi
ingredienti, ha saputo però
utilizzarli nelle varie zone
della provincia con
accorgimenti diversi, tanto
da ottenere preparazioni
localmente ben
caratterizzate. Così ogni
valle produce formaggi
peculiari, tra i quali
sovrana è la toma:
nella zona occidentale - Valli
Cervo ed Oropa - prevale
il tipo a pasta semigrassa,
nel Biellese Orientale - Valle
Mosso e Valsessera -
quella di latte intero,
detta Maccagno; i
formaggi freschi, "tumìn",
quando sono amalgamati con
aglio e peperoncino
diventano "sancarlìn",
là dove sono invece
insaporiti con olio, aceto e
spezie prendono il nome di "frachèt",
se lasciati interi a
macerare in olio con
abbondante paprica si
trasformano in ardenti "tumìn
eletric". Formaggi
freschi o stagionati sono
ingredienti di particolari
fondute, come la singolare "fundùa
'd zeile", dove la
toma fresca è fatta
sciogliere con uova e Rumex
acetosa.
|
|
|
|
|
 |
|
Insieme con i prodotti
caseari le zuppe, le
minestre e la polenta sono
le vere protagoniste di
una cucina che ha origini
genuinamente rustiche.
Piatto tradizionale della
conca di Oropa, la cui
fama ha però varcato i
confini del territorio
biellese, è la "pulenta
cunscia", morbida
crema di mais cotta a
lungo nel paiolo, nella
quale viene sciolto
abbondante formaggio
locale e incorporato
gustoso burro di cascina.
Gli stessi condimenti
insaporiscono il "ris
an cagnùn", cioè
riso lessato e amalgamato
con toma e burro
soffritto: preparazioni
semplici e antiche che
fondono le risorse di
alpeggio con i prodotti
della pianura. Il riso è
pure ingrediente del "mactabe",
densa minestra e piatto
unico serale per molte
generazioni di Biellesi,
del "ris e
riundele" - riso
e malva - o della "minestra
marià" - riso,
biete o spinaci selvatici
- solo per citare alcuni
tra i primi piatti che, a
seconda delle stagioni e
delle vallate, compongono
il repertorio gastronomico
della provincia. Varietà
di sapori anche per le
zuppe a base di pane, tra
cui eccelle la "süpa
mitunà", che in
primavera si arricchisce
del gusto imprevedibile -
ora dolce, ora amarognolo,
ora marcato - delle erbe
dei prati, e che nel
periodo invernale si
trasforma nel sapore per
l'utilizzo dei porri e del
cavolo verza.
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
|
La carne, un tempo
raramente presentata in modo
trionfale (la gallina farcita, il
coniglio in "scivé",
la "sacoccia"
ripiena erano piatti riservati alle
occasioni speciali), entra come
ingrediente timido, con le uova, le
verdure e i profumi dell' orto, nei
ripieni dei "capunét"
- involtini di foglie di bietola o
di cavolo - dei fiori di zucca e
delle cipolle. Gli insaccati sono
prodotti in grande varietà (assai
diffuso è il "salam 'd l'ula",
cioè conservato sotto grasso) e
sono impiegati in cucina anche nella
preparazione di piatti tradizionali,
quali la "frità rugnusa"
- frittata con il salame - o la "verzata"
- ricca minestra, quasi un
piatto unico, di cavolo verza e
salame. Le trote dei torrenti di
montagna e i coregoni del lago di
Viverone sono giustamente rinomati
per la loro delicatezza.
|
|
|
|
 |
|
Ogni paese vanta di
fatto una specialità
dolciaria, ma in tutto il
territorio è tipica "l'arsumà",
morbida spuma di uova e
zucchero diluita con latte
o vino, da gustare con
torcetti e biscotti
fragranti di forno o con
le "miasce",
sottili cialde di farina
di mais. Se le acque del
Biellese sono famose per
l'eccezionale leggerezza
(l'acqua oligominerale Lauretana
è oggi l'erede di un'
antica tradizione
idroterapica), non manca
neppure una buona gamma di
vini tra cui spiccano
rinomati D.O.C.; Biella
vanta inoltre una birra di
qualità eccellente, la Menabrea,
giudicata la migliore del
mondo nel tipo Lager. Un
cenno di riguardo merita
il Ratafià di Andorno,
ricavato dalla macerazione
alcolica di ciliegie
selvatiche, secondo una
ricetta vecchia di 500
anni.
|
|
|
|
|
|
|
|
|