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IL
Monte Rovella
Dati
Tecnici
Punto
di appoggio: Valle Mosso - Piazza Alpini d’Italia
Altitudine
massima: m 890 M. Rovella
Tipo
di percorsi: sterrato 65%, sentiero 13%, pista 7%, asfalto
12%, T.L.P.A.M. 3% (*)
Difficoltà:
Salita impegnativa, discesa tecnica
Periodo
consigliato: Tutte le stagioni – quando non nevica
Ciclabilità:
97%
Cartografia:
Carta del Biellese 1:25000 edita da: Filatura di Chiavazza
Rifornimento
Idrico: fontana P.za chiesa Valle Mosso, fontana in regione
Banchette
N.D.R. – (*) = Te la porti a mano…
Descrizione geografica
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Dominata dal contrafforte prealpino che separa il Biellese dalla
Valsessera, sul quale corre la splendida balconata stradale della
Panoramica Zegna, il territorio solcato dallo Strona di Mosso è
caratterizzato da una complessa serie di catene collinari che,
ammantate da una fitta vegetazione boschiva, in alcuni stretti
avvallamenti tra un rilievo e l’altro, propongono zone
perennemente adombrate.
Viceversa sui versanti più assolati, sui poggi, sulle creste, sorgono
molteplici frazioni abitate: è infatti una caratteristica della
valle, sicuramente dovuta a questa conformazione territoriale,
quella di presentare una disseminata miriade di piccoli nuclei
abitati, come cantoni, frazioni, regioni o località e quindi
tortuosi collegamenti per accedervi.
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Il centro di Vallemosso con il Monte Rovella
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Ci si accorge della complessità di questo territorio attraversandolo
per esempio in automobile: qualsiasi collegamento che si percorra si
svolge tra vorticose successioni di curve e controcurve che non
lasciano mai spazio al rettilineo.
L’arteria meno serpeggiante rimane comunque la principale quella che
da Cossato risale la Valle dello Strona. Passata l’industriosa
Valle Mosso, i cui stabilimenti tessili e maglifici sorgono proprio
sulle rive del torrente, la strada continua fiancheggiando ancora
per qualche chilometro lo stesso corso d’ acqua, con la valle che
curva a ponente; oltre grazie ad ampi tornanti, abbandona la valle
dello Strona da Pianezze di Callabiana, salendo al valico del
Santuario di Banchette e da qui prosegue scendendo verso Biella.
Tutto questo per aggirare le pendici del rilievo più importante
della zona la poderosa collina del Monte Rovella. che innalzandosi
nel cuore della valle
influenza il corso del torrente. L’itinerario segue una delle
risalite più classiche della Valle Strona di Mosso, quella che
raggiunge la cima del monte Rovella. Della stessa Valle Mosso,
centro di origine Romana che sorge lungo la sponda del Torrente alle
pendici della collina, attraverso un tracciato off-road che si snoda
sul versante esposto a meridione ci si porta inizialmente al colle
dove sorge il santuario di Banchette, una depressione che si apre
tra il Rovella e la collina di Pettinengo. Questo è il luogo più
favorevole per attaccare in sella la cima del Rovella, risalendo
lungo un percorso che richiede comunque un certo impegno.
Interessanti poi sulla vetta i resti di una presumibile torre
medioevale, rovine che si possono trovare anche in altri punti di
queste colline, a testimonianza di quelle che erano fortificazioni
innalzate nel XIV secolo dalle truppe Dolciniane.
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Un
po’ di storia…
SANTUARIO
DI NOSTRA SIGNORA DI BANCHETTE DI BIOGLIO (BI)
MADRE
DI MISERICORDIA
Il Santuario
della “Madonna della misericordia” di Banchette di Bioglio, in
provincia di Biella, sorge in un’amena posizione, tra le pendici
del monte Rovella, immerso nel verde dei boschi, a 700 metri sul
mare. Dal poggio sul quale si trova, offre uno splendido panorama
sulla zona circostante, popolata dalle borgate di Camandona, Mosso
S. Maria, Trivero, fin oltre le terre rosse di Curino.
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La storia del
Santuario, fatta di fede e di amore per la Madonna, risale al 1400.
Un’antica tradizione popolare riferisce che, fra le ceppaie del
bosco, sorgeva un semplice, modesto tabernacolo con l’immagine
della Madonna delle Grazie, venerata dai boscaioli. Contro
l’immagine della Madonna, un giorno, un esaltato lanciò un sasso
che colpì la fronte della Vergine, lasciandovi un livido (di qui la
denominazione di “Madona dal bull”). La gente del posto ne fu
indignata, ed in riparazione si adoperò per costruire una chiesa
nella quale fu incorporato il pilone dell’oltraggio. Anche se
mancano documenti scritti, la tradizione non sembra del tutto
inventata, perché l’affresco della Madona, ancora esistente,
conserva un vistoso segno sulla fronte, come se fosse stata colpita
da una pietra. Il Santuario è affiancato da un ospizio che fu, fin
dai primi tempi, centro di opere culturali, con le scuole per i
residenti, e di opere assistenziali per i poveri del luogo e per i
pellegrini che giungevano a venerare la Madonna, od erano di
passaggio sul valico verso la Valle di Mosso, Bioglio, Pettinengo.
Dal 1948 il Santuario è affidato alle cure dei Padri Barnabitiche,
con tanto zelo, hanno provveduto al suo restauro ed al servizio
pastorale. I numerosi ex-voto testimoniano la fiducia dei fedeli
nella bontà della Madonna e la generosità di Maria nell’esaudire
le richieste di quanti si rivolgono a Lei.
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...e
ancora un po’ di storia…
FRA DOLCINO E GLI APOSTOLICI – IMPATTO E
PRESENZA NEL BIELLESE
Giunti
all’apice del monte Rovella è facile distinguere i resti di una
torre circolare, costruita nel XIV secolo dalle “truppe” di Fra
Dolcino. Mi sembra giusto dare alcune informazioni su chi fosse e
che impatto ebbe la sua venuta tra queste valli nei primi anni del
1300.
Fra Dolcino
nacque in Valsesia, probabilmente a Prato Sesia, tra il 1250 e il
1260, figlio di un prete scomunicato crebbe a Vercelli, educato dal
maestro Sion. Divenne seguace degli Apostolici ed in seguito alla
morte di Gherardo Segarelli prese il comando della setta, dando al
gruppo un’organizzazione.
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Nell'agosto del 1300 scrisse e diffuse una lettera nella
quale spiegava le sue concezioni religiose. Il concetto è semplice
ed interessante: la setta degli Apostolici è totalmente spirituale,
non vi sono vincoli esteriori. E' uno strumento di Dio per salvare
le anime. I "cattivi" per Dolcino sono i preti ed i frati
Francescani e Domenicani. Nell'interminabile lettera (scritta da
Dolcino) viene annunciato che il quarto ed ultimo Stato della Chiesa
è stato annunciato da segni inequivocabili. Tutti i religiosi
(frati ed ecclesiastici) verranno sterminati da Federico d'Aragona,
re di Sicilia; Bonifacio VIII sarà assassinato ed al suo posto andrà
un Papa eletto da Dio ed allora tornerà la pace tra i Cristiani.
Sempre all'interno della lettera sono elencati i sette angeli
dell'Apocalisse.
Perseguitato
dalla chiesa corrotta contro la quale predicava, l’eresiarca
incominciò la sua peregrinazione braccato dalle armate pontificie
organizzate dalle diocesi di Vercelli e Novara.
Nel 1304 Dolcino con alcuni suoi seguaci raggiunse Gattinara,
continuando la sua predicazione. La sua grande abilità consisteva
nell'essere efficace e convincente, sebbene dovesse agire di
nascosto.
Fuggito con i suoi seguaci all'interno della Val Sesia trovò
l'ospitalità di un certo Milano Sola, un ricco contadino di
Campertogno. Fu raggiunto da numerosi fedeli e quindi mise su una
base prima a Balma, poi alla Parete Calva, una montagna all'ingresso
della Valle di Rassa.
Il 10 marzo 1306,
giunsero alle Prealpi biellesi, accampandosi a Rebello (oggi
S.Bernardo), sopra Trivero. Ranieri Avogadro di Pezzana, vescovo di
Vercelli, nonchè signore di Biella, organizzò le prime difese.
Dolcino radunò attorno a Se un grande gruppo di fedeli che, per
sfamarsi, scendevano a valle raggiungendo i paesi di Trivero e delle
valli di Mosso raziando e rubando ciò che trovavano sul loro
cammino. A estremo baluardo di difesa ergevano sulla cima del monte
Rovella una torre a vedetta delle armate cristiane mosse a sgominare
la minaccia eretica. Lo scontro fu durissimo sebbene Fra Dolcino
adoperasse la strategia di rapidi attacchi con immediate ritirate
tra i monti. La vittoria del Vescovo di Vercelli fu facilitata dalla
venuta dell'inverno e del freddo. Impedì agli eretici di poter
scendere dai monti, isolandoli, ormai privati di cibo.
Per tre mesi di gelo ogni sentiero fu controllato e la situazione
divenne tragica, al punto che per sopravvivere dovettero cibarsi di
cani, carne umana e la carne dei loro stessi morti.
Nel marzo del 1307 ci fu l'attacco definitivo. La battglia ebbe
luogo il 23 Marzo (giovedì santo), l'esercito cristiano fece 140
prigionieri, trovando sulle montagne oltre 400 morti, dalla fame e
dal freddo.
Dolcino e Margherita, sua compagna, furono presi vivi; il 25 marzo
furono portati al castello di Biella e tenuti in carcere per tre
mesi. Dopo un processo del quale si poteva intuire l'andamento sin
dall'inizio, Margherita fu arsa sul Cervo e Dolcino a Vercelli il 1°
giugno del 1307. Nessuno di loro rinnegò le proprie dottrine,
nemmeno durante le precedenti torture ed il rogo.
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 ©2003-06 |
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